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  • venticinquanta

La Protesta dei Trattori: chi protesta contro chi?



L'agricoltura europea di fronte a una svolta critica

L'agricoltura in Europa si trova a un bivio, stretta tra la necessità di garantire la sopravvivenze delle proprie aziende agricole (da cui dipenda la propria sicurezza alimentare) e la crescente richiesta di pratiche sostenibili.

Il sistema attuale, caratterizzato da un'eccessiva catena di passaggi dalla terra alla tavola, non solo compromette la qualità degli alimenti, ma minaccia anche l'ambiente e la salute pubblica.

I cittadini europei, spesso inconsapevoli, si trovano quindi a pagare un triplice tributo: prima, finanziando con le loro tasse un modello agricolo non più sostenibile; secondo, affrontando i costi ambientali e sanitari derivanti da tale modello e, infine, sostenendo il costo del cibo che consumano.


Questo bivio, è diventato platealmente visibile dal momento in cui i trattori sono scesi in piazza in vari paese Europei.

Ma con chi ce l'hanno davvero gli agricoltori?

Con la UE? Con la farina di grilli e la carne sintetica? Con la grande distribuzione?


Vediamo l'imputato numero uno, la PAC, e lasciamo il resto ad altri approfondimenti.


Che cos'é la PAC?

La Politica Agricola Comune (PAC), è una delle politiche chiave dell'Unione Europea, introdotta nel 1962 e fornisce sussidi per garantire la stabilità dei mercati agricoli, garantire la produzione alimentare e assicurare un tenore di vita equo agli agricoltori europei.

Gli obiettivi principali della PAC includono un sostegno alle colture per compensare i problemi legati alle stagionalità, fornisce un sostegno al reddito agricolo, applica contromisure per la volatilità dei prezzi, e infine cerca di sostenere gli agricoltori e le comunità rurali attraverso sussidi e programmi di sostegno. Tutte cose che consentono di garantire la Sicurezza Alimentare all'interno della UE.


Senza i sussidi della PAC l'agricoltura UE sarebbe spacciata da tempo: da sola vale circa il 38% del bilancio UE, è stata spesso oggetto di critiche per il suo sostegno a pratiche agricole intensive: nonostante l'intenzione di supportare il settore, la PAC finisce per alimentare un modello che ha effetti deleteri sull'ambiente e sulla salute, distribuendo circa 400 miliardi di euro all'agricoltura ogni anno per pratiche prevalentemente insostenibili.


Da qui la necessità di introdurre delle "condizionalità" alla PAC, che consentano di riorientare gradualmente questi fondi verso pratiche più sostenibili e rispettose dell'ambiente, della fertilità della terra e della biodiversità.


Capire le sfide degli agricoltori

Eppure, nonostante la UE foraggi in modo cospiquo il mondo agricolo, la maggior parte degli agricoltori sembrano avercela proprio con lei. Perché?


Prima di tutto dobbiamo purtroppo riconoscere che, nonostante i sussidi, le innumerevoli sfide che gli agricoltori devono affrontare quotidianamente, forse oggi più che mai, sembrano davvero al limite della sopportabilità: la variabilità delle condizioni meteorologiche, l'aumento dei costi delle materie prime, la complessità dell'accesso ai mercati e la pressione della concorrenza internazionale sono solo alcune delle difficoltà che mettono a dura prova la loro resilienza e capacità imprenditoriale.

La grande distribuzione poi esercita una pressione tale da rendere difficile una giusta remunerazione per i loro prodotti.

La burocrazia, infine, aggiunge ulteriori ostacoli, complicando il già arduo compito di mantenere in vita un'azienda agricola.


Rimane quindi difficile non simpatizzare con gli agricoltori che da alcuni mesi, per protesta,

hanno affollato le strade di molti paesi europei per far sentire il proprio dissenso e frustrazione. Dissenso spesso organizzato in maniera spontanea e autonoma, al di fuori delle associazioni di categoria, che si trovano forse ad un minimo di credibilità nei confronti dei loro stessi associati.


Nonostante queste difficoltà, è fondamentale che l'agricoltura, evolva in maniera responsabile e la nuova PAC, in quest'ottica, chiede agli agricoltori di impegnarsi maggiormente nella tutela dell'ambiente, nella riduzione dei pesticidi e nel potenziamento della biodiversità. Questi passi sono onerosi, richiedono impegno e formazione, ma rappresentano investimenti nella longevità e nella prosperità dell'agricoltura europea.


Cercare scorciatoie o persistere in pratiche insostenibili non farà altro che aggravare i problemi ambientali e sanitari, minacciando nel lungo termine anche la sostenibilità economica dell'agricoltura UE e Italiana, specialmente se confrontata con la scarsa qualità di molti prodotti extra-UE.


Soprattutto l'agricoltura italiana, per la sua specificità, per la dimensione delle proprie aziende e grazie all'immenso patrimonio paesaggistico e eno-gastronomico, deve invece spingere verso una sempre maggiore qualità è sostenibilità delle produzioni agroalimentari, diventando il faro e il modello per il mondo europeo e mondiale.


Il Movimento Cambiamo Agricoltura

La necessità di un profondo rinnovamento nel settore agricolo trova una voce potente nella coalizione "Cambiamo Agricoltura" (https://www.cambiamoagricoltura.it/).

Questa iniziativa rappresenta un esempio concreto di come agricoltori, consumatori e altri attori della filiera alimentare, possano unirsi per promuovere un modello agricolo che rispetti l'ambiente, garantisca la salute pubblica e assicuri la sostenibilità economica. Attraverso la condivisione di conoscenze, pratiche innovative e un impegno collettivo, "Cambiamo Agricoltura" illustra la strada da percorrere verso un futuro in cui l'agricoltura possa essere al contempo produttiva e in armonia con il pianeta.


Verso una nuova alleanza tra produttori e consumatori

Per realizzare un cambiamento duraturo, è imperativo instaurare una nuova alleanza tra il mondo della produzione agricola e quello dei consumatori e questo non può essere imputato alla UE e alla PAC, che rischia solo di di diventare il capro espiatorio della crisi dell'agricoltura europea.


Gli agricoltori sono chiamati a agire, non con mere azioni di protesta a difesa dello status-quo, ma a unirsi in filiere più eque, che consentano una distribuzione del reddito più bilanciata, contrastando la tendenza attuale che vede una quota eccessiva dei guadagni concentrarsi negli ultimi anelli della catena, in particolare nella grande distribuzione organizzata.

Questo obiettivo può essere raggiunto solo se anche i consumatori partecipano attivamente, orientando i propri acquisti in modo consapevole verso prodotti che rispettano i principi di equità e sostenibilità.

Attraverso scelte informate, possiamo tutti contribuire a sostenere un'agricoltura che non solo nutre il corpo, ma anche l'anima della nostra società, preservando il pianeta per le generazioni future.

Quindi se vogliamo davvero essere solidali con gli agricoltori italiani e europei, rinunciamo a facili quanto inutili slogan, e cambiamo piuttosto il nostro modo di fare la spesa.


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